Aspettando la prima volta. Approfondimento di IPSIA Milano sulla prima partecipazione della Bosnia ad un mondiale calcistico.

Di Vittorio Artoni

La serata, inizialmente pensata come un allegro momento anticipatore per la prima partecipazione ad un campionato di calcio mondiale da parte di una selezione Bosniaca, si deve confrontare con i più tristi fatti di cronaca accaduti negli ultimi giorni.
Mauro Montalbetti, presidente di IPSIA, apre con un commosso ricordo del fotoreporter Andy Rocchelli, ucciso da una granata a Slovinask (Ucraina) sabato 24 maggio, nemmeno un mese e mezzo dopo che fu nostro ospite in una serata di approfondimento dedicata alla crisi ucraina, tenutosi nella sede delle ACLI Milano, il 10 aprile scorso.
Si prosegue con un aggiornamento sulla situazione critica che alcuni territori croati, bosniaci e serbi stanno vivendo in seguito all’imponente alluvione che la settimana scorsa ha investito la zona. Silvia Maraone, testimonia quanto ha potuto constatare durante il suo ultimo viaggio in Bosnia pochi giorni fa.
E’ grave il danno che un’economia già fragile ha subito, tardivo l’intervento governativo e preoccupante la questione “mine”, eredità pesante della guerra degli anni ’90, che, se erano circoscritte, confinate, mappate e, per quanto possibile, segnalate, ora sono state spostate in maniera imprevedibile dallo straripamento e dal ritiro delle acque.
Tra le poche notizie rasserenanti in questa calamità, si riscontra la forte solidarietà trasversale, che arriva dalla diaspora (in grado per ora di far fronte all’invio di beni di prima necessità) e soprattutto da porzioni della popolazione di nazionalità differenti: croati che traggono in salvo serbi, serbi che aiutano in prima persona nelle città musulmane ecc.  Sembra recuperato un senso solidale jugoslavo raccolto attorno ai soccorsi messi in campo fin ora, un fatto senz’altro non previsto, considerata la freddezza che ancora scorre tra le diverse popolazioni dell’area.
Con il recupero del senso identitario comune, ci si avvia verso il focus della serata, attorno al quale echeggia di fondo una domanda: “quest’evento sportivo può finalmente unire il paese bosniaco-erzegovese?”
La sensazione è che ciò che ha sorpreso durante la tragedia alluvionale, possa essere ritrovabile in un’occasione di festa quali i mondiali.
Sul palco tre autentici fanatici del gioco del pallone, quali Dario Falcini (redattore di Radio Popolare) e Stefano Tallia (giornalista RAI Piemonte), moderati da Daniele Socciarelli (coordinatore del volontariato internazionale di IPSIA), discorrono sulla simpatia che la Nazionale bosniaca sta riscontrando tra tutti gli appassionati di calcio e sui pronostici misurati sulla base della selezione bosniaca e sugli avversari che incontrerà.
Si prende spunto da un servizio girato per la RAI da Tallia alcune settimane fa.
Il giornalista incontra il commissario tecnico della Nazionale e alcune “vecchie glorie” del calcio jugoslavo, c’è entusiasmo e realismo attorno alle ambizioni sportive. La Bosnia è inserita in un girone abbordabile, anche se la differenza potrà essere fatta dalla disponibilità effettiva dei giocatori titolari, siccome le riserve, sulla carta, non paiono all’altezza.
Anche Falcini concorda sul fatto che la partecipazione della Bosnia non sia unicamente un’ “operazione simpatia” ma che la squadra sia effettivamente molto competitiva, con alcuni giocatori che sono tra i migliori interpreti del loro ruolo a livello planetario.
Si scende così nelle storie di questi calciatori, oggi professionisti nei maggiori campionati europei (chi milita nella massima serie bosniaca è una rarità in Nazionale), ragazzi che fanno parte di una generazione nata durante il conflitto degli anni ’90. Spesso cresciuti all’estero, “contaminando” la loro cultura, calcistica e non, che oggi hanno scelto di indossare la maglia bosniaca, pur avendo la possibilità di optare per le nazionali dei paesi che li hanno accolti fin da quando erano bambini.
E’ solo lo specchio di un’ampia diaspora sparsa in tutta Europa che ha accompagnato in maniera composta ma calorosa, come ci racconta Daniele, la selezione giallo-blu nelle trasferte del cammino di qualificazione al Mondiale.
Il tifo ha mostrato l’orgoglio e la volontà di essere un unico Paese anche in patria, ricordando la festa che nelle maggiori città bosniache è seguita alla qualificazione alla rassegna iridata, ottenuta l’ottobre scorso.  Lentamente, anche in quelle aree abitate da popolazioni croate e serbe, la nazionale bosniaca ha fatto breccia e l’attesa per la prima partita in assoluto, che si giocherà nel celebre stadio del Maracanà di Rio de Janeiro, cresce ogni giorno che passa.
Si finisce parlando del tempo, non perché siano esauriti gli argomenti, ma perché il clima afoso sarà la variabile che preoccupa tutte le squadre che si apprestano al mondiale brasiliano e che probabilmente influirà in più di una partita.
Caldo, anzi caldissimo, sarà anche il tifo degli amici di IPSIA per la squadra  bosniaco-erzegovese, IPSIA che da più di 20 anni tifa appassionatamente per il bene di questa nazione a cui è particolarmente legata e certo non si sottrae in quest’occasione di grande festa non solo per chi ama il calcio.

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