Ajvar e proiettore, Sarajevo in tutte le salse e per tutti i gusti

sarajOrmai è un abitudine, forse un vizio, per IPSIA Milano, dare appuntamento ai milanesi, nella calda estate, per portare nella città meneghina l’essenza di Sarajevo. Una sorta di gemellaggio informale ma profondo. Nel 2013 presentando presso l’Umanitaria la guida “Sarajevo” scritta da Silvia Maraone e Anna Scavuzzo, mentre lo scorso giovedì è stato proiettato il docu-film “Sarajevolution” diretto da Roccio Riccio e scritto da Giulia Levi, Marco Rubichi e Federico Sicurella.

Chi da Milano almeno una volta nella vita è partito in automobile o in bus per Sarajevo, ha visto (senza accorgersene) il quartiere di Lambrate come punto di partenza, accesso alla tangenziale prima di un imprecisato numero di ore di viaggio. Questa volta è stato invece il punto d’arrivo. Già avvicinandosi al circolo ACLI di via Conte Rosso (sede e piacevole cornice dell’evento) il richiamo era forte. Sprigionato dalle griglie sulle quali da alcune ore stavano cuocendo i ćevapčići (piccole salsicce di carne macinata e varie spezie, molto pepe e aglio) si spandeva per le vie circostanti. Palese il fatto di non trovarsi nel cuore della Baščaršija con il suo Sebilj (la fontana in legno nel pieno centro storico di Sarajevo), ma almeno le narici, si sono lasciate per qualche secondo illudere.

Proprio questa pietanza, così tipica, accompagnata dall’altrettanto caratteristica salsa di peperoni, l’Ajvar, aveva anticipato il successo della serata, con oltre cento prenotazioni per la cena tematica.

Palato e cultura sono due elementi indispensabili per comprendere e apprezzare Sarajevo, anche alcune scene di “Sarajevolution” hanno voluto declinare la città secondo questa chiave di lettura.

Ad assistere in un cinema improvvisato, in perfetto stile bosniaco, c’erano quasi duecento persone. Sarajevolution, introdotto dal presidente di IPSIA Milano, Silvio Ziliotto, dal regista Rocco Riccio e da uno degli autori, Marco Rubichi, è un racconto corale lento e cadenzato, non per questo noioso, ma riflettente i ritmi, così lontani dalla nostra frenesia, che caratterizzano le località bosniache, senza che Sarajevo ne faccia eccezione.

Sono diverse le vie, quelle narrative, che portano a Sarajevo in questo documentario: un pittore, un attivista, uno scrittore, un tassista, il direttore di una biblioteca, degli attori, cabarettisti, la gestrice di un cinema… Tanti punti di vista che ci prendono per mano fin alle porte della caratteristica architettura neo-moresca della Vijećnica (la Biblioteca Nazionale), nelle biblioteche difese con i denti, nelle sale dei musei prossimi alla chiusura, nel Kino Bosno, un ex-cinema risorto come centro culturale e punto di riferimento della Sarajevo più underground. Tanti flash di una città contradditoria ed eclettica, in grado di sedurre attraverso continue sorprese che sembrano posizionarsi al centro della vitalità tenace sarajevita appositamente per farsi scovare.

Al termine, molti di noi si accorgono di non essere riusciti a portare Sarajevo a Milano ma, per una serata, di essere stati trasportati nella capitale bosniaca, da Lambrate, senza nemmeno aver imboccato la tangenziale.

Alcune foto della serata sono visibili sulla pagina facebook di Ipsia MIlano.

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